Il massiccio più alto dell’Italia peninsulare, tra vette, altopiani e paesaggi che cambiano con l’altitudine.
Il Gran Sasso non è solo la montagna più alta degli Appennini — è un insieme di ambienti molto diversi tra loro che si susseguono salendo di quota.
Dai paesi ai piedi del massiccio si passa in pochi chilometri dalle colline coltivate ai boschi di faggio, poi ai prati d’alta quota, poi alle rocce nude e al ghiacciaio. È un cambiamento che si sente fisicamente, nell’aria che si raffredda, nel silenzio che aumenta e nel paesaggio che si apre progressivamente.
Il Corno Grande e il ghiacciaio del Calderone
Il Corno Grande raggiunge i 2.912 metri ed è la vetta più alta degli appennini.
Sul versante nord si trova il Calderone, l’unico ghiacciaio degli Appennini — ridotto negli ultimi decenni ma ancora presente. Salire fino alla vetta richiede esperienza alpinistica, ma avvicinarsi al massiccio e osservarlo da sotto è già un’esperienza diversa rispetto alla montagna più domestica.
C’è qualcosa di inaspettato nel trovare una morfologia alpina così marcata nel cuore dell’Appennino — rocce verticali, creste affilate, un ghiacciaio residuo che ricorda quanto velocemente stia cambiando il clima.
Campo Imperatore
L’altopiano di Campo Imperatore si estende a circa 1.800 metri di quota per una ventina di chilometri. È uno spazio aperto e quasi piatto, insolito per gli Appennini, che in certi momenti ricorda più le steppe dell’Asia centrale che l’Italia.
In estate è percorso da greggi di pecore che salgono dalla costa per la transumanza — una pratica millenaria che ha modellato questo paesaggio quanto la geologia. Il vento è quasi costante e la luce cambia velocemente.
Non è un posto che si visita con il programma di una giornata turistica — è un posto in cui ci si ferma, si cammina senza una meta precisa e si lascia che il paesaggio faccia il suo effetto.
In primavera e all’inizio dell’estate la fioritura è straordinaria — l’altopiano si copre di specie botaniche rare, molte delle quali endemiche degli Appennini. Chi ha l’abitudine di camminare lentamente e guardare a terra trova qui qualcosa di difficile da trovare altrove.
I boschi e la fauna
Scendendo dall’altopiano verso i versanti boscosi si entra in un territorio che ospita ancora il lupi, cervi, camosci d’Abruzzo e orsi marsicani — quest’ultimo presente soprattutto nella zona del Parco Nazionale d’Abruzzo ma con avvistamenti sempre più frequenti anche sul Gran Sasso.
Non è una fauna che si mostra facilmente, ma sapere che esiste cambia il modo in cui si cammina in questi boschi. C’è una densità di vita selvatica che si percepisce nel silenzio, nelle tracce sul terreno, nel comportamento degli uccelli.
I borghi ai piedi del massiccio
Santo Stefano di Sessanio, Castel del Monte e Rocca Calascio si trovano sul versante meridionale del Gran Sasso, su un altopiano più basso rispetto a Campo Imperatore.
Sono borghi in pietra calcarea che sembrano cresciuti dalla stessa roccia del massiccio — non c’è distanza visiva tra il costruito e il naturale. Viverli come base per esplorare il Gran Sasso cambia la prospettiva: si cammina fuori dal paese e si è già nel paesaggio.
Come avvicinarsi
Il modo più semplice per arrivare a Campo Imperatore è la funivia da Assergi, sul versante aquilano.
In estate la strada è aperta anche alle auto. Chi vuole camminare può scegliere tra decine di sentieri segnalati, da facili passeggiate sull’altopiano a percorsi impegnativi verso le creste.
L’inverno offre sci di fondo sull’altopiano e sci alpino sulle piste di Campo Imperatore. In ogni stagione il meteo può cambiare rapidamente — la montagna va rispettata anche quando sembra accessibile.



