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Eccoci a Pompei! ecco portato alla realtà, un altro dei miei sogni più cari. Tutto quello che se ne era letto e sentito dire, diventò un inganno, appena messo il piede dentro le sue mura, perché Pompei è più bella, e più attraente di tutto quello che ce ne era stato detto e di tutto quello che ci eravamo immaginati.

 

La vista di tanta desolazione non ci rattrista.

Bisogna che la mente del visitatore faccia uno sfarzo vigoroso, per convincersi che quelle lastre sonanti sotto i suoi passi, e quelle mura ricoperte di così allegri colori sono gli avanzi, le membra inanimate d'un cadavere. Nessuna delle squallide e disgustose apparenze della morte colpisce gli occhi. Più che una morte, sembra una bella addormentata; e quei lunghi solchi formati sui selciati dalle bighe che ve li tracciarono diciotto secoli or sono, quelle cellette, quei letticciuoli, intorno ai quali si vedono su l’intonaco delle pareti le tracce dei dormienti, che milleottocento anni fa si erano alzati da quelli senza tornarvi, pare che riposandosi aspettino sempre. Ogni volta che s’incontra qualche altro visitatore vien voglia di crederlo un vecchio abitante misantropo, che è sceso appunto su la via, perché gli altri Pompeiani son fuori delle mura. E l’illusione qualche volta giunge a tal segno, che si sarebbe tentati di credere che domandandogli dei suoi concittadini ci risponderebbe: “Sono tutti scesi stamani ad Ercolano, ove il Divo Augusto assiste allo spettacolo di una battaglia navale. Stasera torneranno”.

Pompei è la città che ha saputo morire meglio di tette le altre sue bellissime sorelle della Magna Grecia, poiché la morte violenta per asfissia è l’unica morte che si addice alla bellezza. Sui giganteschi ruderi di Agrigento e di Siracusa, sui loro scheletri corrosi dal tempo, l’archeologo non può studiare che osteologia, mentre il cadavere di Pompei ha tette le sue membra intatte, il suo sangue è fermo, ma non ha perduto il roseo colore che trasparisce sotto lo pelle gentile. L’anima è partita ed il corpo non si è corrotto.

Se si eccettuano le impalcature e le coperture delle case che erano formate da terrazze, quasi tutti gli edifici di Pompei potrebbero essere anche oggi comodamente abitati. Gl'impiantiti della stanze, per la massima parte fatti a mosaico, sono tutti al loro posto perfettamente conservati, gli intonachi delle pareti e i loro dipinti sono così freschi da sembrare impossibile che il tempo e l'oblio vi abbiano per tanti secoli battute sopra le ali, quando ne ammiriamo la forza e la vivacità del colorito. Molte case sono tanto compitamente conservate, che perfino alcune sottili e delicatissime cornici di succo a scagliola, lavorate a minute membrature di fogliame, di vovoli e di fusarole in alto rilievo, vi si trovano intatte. Ed è così fresca l’aura di vita che regina tuttora in quelle anguste ed eleganti casette che fra tutte le immagini le quali dolcemente tumultuose si sollevano nel cuore, ultima è quella delle strida e dei rantoli disperati delle misere vittime che sorprese dalla pioggia infernale cadevano abbrustolite per le strette vie o soffocate nel fondo dei sotterranei. Si ritorna invece a viver con loro; ne vediamo le gioie intime, le pubbliche feste, e par di sentire ancora le voci allegre dei crocchi domestici, lo strepitio dei festini imbanditi nelle ricche sale di Diomede e la romba della voce del popolo sollevarsi confusa dalle traboccanti gradinate dell'Anfiteatro.

Anche la posizione, su cui si è addormentata questa città non è quella che ci eravamo immaginati e che tutti s’immaginano. All'idea di una città sepolta succede subito l’idea, o di bassura umida o di orizzonte limitato. Non è vero. Pompei siede sulla spianata di un colle; da ogni porte l’occhio spazia in un largo orizzonte, e quei bastioni di terra che ci eravamo figurati dovessero incontrarsi ad ogni estremo delle sue vie dissepolte, e dovessero serrarla come nel fondo di una vastissima cisterna, non l’incontrammo. Tutto è luce, spazio ed allegrezza quello che si scorge di lassù. Il Vesuvio solo ha cambiato aspetto vedendolo da quelle mura. Il Vesuvio che osservato da qualunque altra porte si mostra sempre severo, ma non mai sinistro, veduto da Pompei è truce. La sua massa apparisce da quel lato più scabrosa, più tormentata e più nera.

Il mio Vesuvio che da ogni altro luogo non avevo mai guardato senza sentirmi battere il cuore dolcemente commosso, come alla vista d’un burbero e benefico vecchio, mi fece allora ribrezzo, e mi sentii raccapricciare come alla vista d’un omicida, che cinicamente tranquillo fuma ed osserva il cadavere della sua vittima.

 

Renato Cuomo
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Limousine Service Renato Cuomo


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